Non parlateci di mele marce. L’intero albero è da abbattere

Volantino distribuito a Trento:

Non parlateci di mele marce. L’intero albero è da abbattere

Anche questa volta Meloni e Fratelli d’Italia si scagliano a difesa delle forze dell’ordine.

Nella caserma di Piacenza, oltre a spaccio e corruzione, sono accaduti fatti terribili: pestaggi, incarcerazioni illegittime, ricatti, abusi e violenze da parte degli uomini in divisa. Ciononostante, la priorità per gli eredi di Almirante è quella di tutelare l’immagine dell’Arma dei Carabinieri, “sacra e inviolabile”.

Non siamo di fronte a qualcosa di nuovo. I militanti di Fratelli d’Italia si sono sempre prodigati nel difendere qualsiasi nefandezza perpetrata dalle forze dell’ordine, sono sempre stati dalla parte degli oppressori, sostenendo leggi repressive e razziste. A braccetto con i sindacati di polizia ed altri partiti, una delle loro attività preferite è quella di assolvere gli sbirri da ogni responsabilità in pestaggi, abusi ed omicidi avvenuti in Italia, usando come scusa la condotta poco morale delle vittime o la loro provenienza. L’asso nella manica da utilizzare nei momenti più delicati, anche da parte degli altri partiti (centro-sinistra compreso), è quello delle “mele marce”: il sistema delle forze dell’ordine è pulito, qualche divisa impazzita e fanatica non sta a significare che la totalità sia malata e che non serva alla nostra “sicurezza”.

Ma di quale sicurezza stiamo parlando? E a quale costo?

Violenze e abusi da parte di Polizia e Carabinieri sono una cosa reale e sistematica. In carcere, nei CPR, in Questura, nelle strade, le forze dell’ordine si proclamano giudici e boia. La loro condotta violenta e il loro sentore di intoccabilità sono una costante e, grazie alla politica adottata in occasione del lockdown, ancora più evidenti in questo periodo.

Si possono fare molti esempi, tutti avvenuti negli ultimi mesi.

A Torino una donna viene trascinata di fronte ad un giudice con due vertebre rotte. A Bari un maresciallo è indagato per depistaggio di numerose indagini e sottrazione di prove. A Roma le forze dell’ordine sono indagate per appalti truccati. Sempre a Roma un carabiniere ha pestato per strada un ragazzo per futili motivi. Come testimoniano le sempre più frequenti denunce da parte dei detenuti, nel carcere di Torino poliziotti e secondini partecipano in maniera sistematica a torture e pestaggi. In quello di S. Maria Capua Vetere una vera e propria spedizione punitiva si è consumata a scapito dei prigionieri che protestavano per le condizioni ancora più inumane a cui erano costretti durante lo stato di emergenza. Non scordiamoci del carcere di Modena, in cui lo scorso 8 marzo, durante la ribellione di molti detenuti alle restrizioni dovute alla pandemia, si sono registrati 9 morti tra i prigionieri. E dei CPR, come quello di Gradisca, nei quali si continua a morire in quanto non italiani.

Nonostante tutto ciò, Fratelli d’Italia non ha niente di meglio da fare che scagliarsi contro la legge sulla tortura e colpevolizzare regolarmente le vittime.

I fatti che abbiamo nominato sono lo specchio del sistema repressivo su cui si regge lo Stato. Un sistema ben oliato che è costituito anche di tanti piccoli soprusi quotidiani.

Quanto successo nella caserma di Piacenza non è un caso isolato.

Colpevole è anche chi tutela e giustifica l’operato delle forze dell’ordine.

libertari e libertarie