Una breve storia da Uta

Riceviamo e diffondiamo:

F. è attualmente un detenuto del carcere di Uta. La sua situazione è quella comune a tanti prigionieri: è stato trasferito in un luogo lontano da quello in cui viveva, l’Emilia Romagna. Con le misure anti-Covid e le difficoltà di spostamento le possibilità di rivedere la sua famiglia, che non vede ormai da 2 anni, sono ancora più esigue. Per questo motivo ha deciso di richiedere all’amministrazione penitenziaria il trasferimento in un carcere emiliano ma purtroppo non ha ricevuto risposte. Ha così deciso di intraprendere uno sciopero della fame di circa 20 giorni che gli è costato la perdita di 15 kg di peso. La dirigenza del carcere ha provato a placare la sua determinazione con alcune promesse non mantenute e per questo motivo il detenuto ha deciso
di mettere in pratica degli atti di autolesionismo, alcuni anche molto eclatanti, come tagliarsi la pancia ed ingerire pezzi di vetro. Mercoledì 10 giugno, in un momento di sconforto ha messo a bollire l’olio e se lo è gettato nella schiena, provocandosi una grave ustione, con pezzi di pelle letteralmente in necrosi. Dall’amministrazione penitenziaria ancora non arrivano risposte e F. continua a restare nel carcere cagliaritano, mentre valuta di riniziare lo sciopero della fame ad oltranza. Chiediamo di far girare questa notizia per fare in modo che ciò che succede all’interno di quelle mura non sia un segreto e che tutti sappiano qual’è la vera faccia dell’istituzione penitenziaria.