Nessuno tocchi Caino, un altro suicidio in isolamento

Carcere. Nessuno tocchi Caino, un altro suicidio in isolamento

Roma, 6 giugno 2020

È stato trovato impiccato alle 6 di questa mattina nel carcere di Rebibbia un altro detenuto. Le sue iniziali sono P. B. Salgono così a 22 i suicidi avvenuti in carcere dall’inizio dell’anno, tre dei quali avvenuti in “isolamento sanitario precauzionale”.
Per gli esponenti di Nessuno tocchi  Caino-Spes contra spem, Sergio d’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti “quanto accaduto oggi a Rebibbia è l’ennesima riprova della natura strutturalmente mortifera della privazione della libertà in carcere, tanto più mortifera e criminogena quando avviene in condizioni di isolamento. Inoltre è una tragica contraddizione in termini definire “sanitario”, cioè attinente alla salute, e “precauzionale”, cioè attinente alla sicurezza, un “isolamento”, che è il momento più drammatico dello stato di privazione della libertà.” Gli esponenti di Nessuno tocchi Caino hanno poi affermato che: “L’uomo che si è tolto oggi la vita aveva 42 anni, il suo fine pena era previsto nel 2022. Era un lavorante al G 12. A seguito dell’ingresso di un nuovo giunto il 25 maggio rivelatosi asintomatico, erano stati disposti degli isolamenti precauzionali dei detenuti e del personale che erano venuti in contatto con lui. Due sono le considerazioni da fare. La prima, che vanno contenuti gli ingressi in carcere. Tanto più che a Rebibbia Nuovo Complesso al 31 maggio i detenuti presenti erano 1.412 (51 in meno di aprile) in 1.053 posti disponibili, con un sovraffollamento quindi del 134%. Sembra svanita nel nulla la raccomandazione del Procuratore generale presso la Cassazione Giovanni Salvi che ha raccomandato di ridurre al massimo gli ingressi in carcere limitandoli ai reati più gravi, come quelli di sangue. Non come avvenuto a Rebibbia dove ad entrare il 25 maggio è stata una persona per fatti non certamente gravi. La seconda considerazione è che l’isolamento è misura estrema nella esecuzione della quale vanno comunque assicurati “significativi contatti umani” come stabiliscono anche le nuove regole penitenziarie europee. Nel caso in questione come negli altri recentemente denunciati dal Garante Nazionale per le persone private della libertà personale, questa regola minima è stata palesemente violata.”