Tanto rumore per nulla di nuovo: il differimento pena per motivi di salute era già previsto

Tanto rumore per nulla di nuovo: il differimento pena per motivi di
salute era già previsto

A proposito delle 376 persone detenute che hanno usufruito di una misura alternativa al carcere, partirei con una precisazione. Già prima dell’emergenza Covid era previsto il differimento pena, in base al quale la pena poteva essere sospesa per gravi motivi di salute e il detenuto mandato a casa o in una struttura sanitaria dove avrebbe potuto usufruire delle cure adeguate. Il magistrato di sorveglianza nel  frattempo avrebbe effettuato delle verifiche e quando la persona malata
fosse stata bene avrebbe predisposto il ritorno in carcere.

L’ostativitá

Il decreto che prevede misure alternative a fronte dell’emergenza sanitaria (ovvero i domiciliari con braccialetto elettronico per le persone con pena residua dai 6 ai 18 mesi, i domiciliari senza braccialetto per chi ha pena residua sotto i 6 mesi) esclude categoricamente le persone detenute per reati ostativi. Ci si riferisce al famoso articolo 4 bis che sicuramente riguarda le persone detenute in circuiti di Alta Sicurezza e nel regime di 41bis. Chi sono quindi le 376 persone detenute in regimi differenziati che hanno usufruito di questa sorta di differimento pena? Intanto solo 3 sono sottoposte al regime 41bis. Una è una persona di 78 anni con 23 anni di condanna, il cui fine pena è previsto per Dicembre 2020. Di questi 23 anni di condanna, li ha quasi tutti scontati in regime 41bis, quindi in isolamento totale. Questa persona soffre di serissime patologie cardiologiche e respiratorie. L’altra persona è un detenuto di 60 anni del carcere di Sassari cui sono stati dati 5 mesi di domiciliari. Il suo fine pena é previsto per il 2023, si è costituito spontaneamente nel 2007 e nel 2015 gli è stata revocata la sorveglianza speciale, venendo quindi a cadere la pericolosità sociale. Per questo detenuto era stato già richiesto dal magistrato di sorveglianza il trasferimento da Sassari verso un’altra regione perché in tutta la Sardegna non esistono centri clinici penitenziari e questa persona aveva assoluta necessità di cure oncologiche. Consideriamo che le strutture sanitarie penitenziarie in Italia sono pochissime: in totale tre, ovvero il San paolo a Milano, Belcolle a Viterbo, il Pertini a Roma. Il Dap non ha mai risposto alla richiesta di trasferimento del magistrato di sorveglianza ed è previsto che in caso di silenzio il magistrato possa provvedere con un’ordinanza, cosa che appunto ha ritenuto di fare. Peraltro già nel 2017 il garante nazionale dei detenuti aveva invitato il Dap a provvedere alla mancanza di strutture sanitarie penitenziarie in Sardegna.Gli altri 373 detenuti stavano in sezioni di AS ed evidentemente avevano finito di pagare per il reato ostativo, visto che il decreto esclude esplicitamente chi deve scontare un reato di questo tipo. E, per inciso, non è difficile incappare nell’ostativitá visto che, ad esempio, lo sono reati come rapina e traffico di stupefacenti. Evidentemente se queste persone sono state mandate ai domiciliari l’ostativitá si era estinta con l’espiazione della pena per il reato considerato ostativo. Uno può avere una condanna di 15 anni di cui 4 ostativi e il resto no, e spesso avviene che comunque si viene lasciati in AS. Nessuno ha parlato delle tantissime richieste fatte e respinte, ad esempio quella di un boss mafioso accusato, è vero, di un reato orribile, ma pur sempre una persona di 87 anni detenuta in 41bis. Se non è vendetta questa, che cosa è? Questa persona è evidentemente un capro espiatorio e deve morire in carcere. Il 41bis è servito a rafforzare le misure al resto del carcere, basti pensare ai processi in videoconferenza che sono stati man mano estesi ad altri detenuti.

Come eludere una sentenza ce lo insegna proprio il Ministro della
Giustizia!

La risposta di Bonafede al polverone mediatico sui mafiosi scarcerati è arrivata con un decreto in cui ha previsto il parere obbligatorio della DDA al magistrato di sorveglianza (prima era già prevista un’informativa). Questo farà sì che i magistrati saranno ancora più reticenti a concedere misure alternative. Non solo, la Corte Costituzionale aveva assunto la decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla illegittimità dell’ergastolo ostativo, che legava l’accesso ai benefici alla collaborazione con gli inquirenti (art 58ter). Ed ecco il gioco democratico delle parti: se il parere della DDA è negativo la persona continuerà a restare in carcere nonostante l’ergastolo ostativo sia stato dichiarato illegittimo. Con questo trucchetto le cose non si muoveranno e l’ergastolo ostativo rientra dalla finestra proprio in periodo di emergenza sanitaria. Bonafede, integerrimo ministro giustizialista accusato di strizzare l’occhio alla mafia, ha così cercato di ributtare dentro tutte le persone che hanno usufruito delle misure alternative prevedendo una verifica obbligatoria da parte del magistrato. Verifica da farsi ogni 15 giorni col parere della DDA e sentita la Regione sullo stato del contagio e il Dap su eventuali posti liberi in strutture sanitarie. Ma queste persone non sono uscite per l’emergenza sanitaria, ma per il loro stato di salute incompatibile con la sanità in carcere!

Dove la politica tace, i magistrati si paralizzano e arrivano i procuratori

I magistrati non sono conosciuti per essere di manica larga e la politica ha fatto con loro un gioco sporco delegando loro tutte le decisioni, poi quando hanno deciso in un modo che alla politica non andava bene sono piovute accuse e rimbrotti. La decisione doveva avvenire a livello governativo e si dovevano prendere decisioni chiare, dare indicazioni precise. Se, ad esempio, avessero aumentato i giorni di liberazione anticipata a 75 giorni e, ancora prima, se li avessero dati questi giorni visto che ci sono liberazioni anticipate da anni in attesa di risposte… sarebbe stato meglio.

Invece cosa è uscito dai geni del Dap il 21 marzo? Una circolare con un elenco di una decina di patologie serie in cui si invitano le direzioni delle carceri a segnalare le persone con quelle patologie al magistrato di sorveglianza che avrebbe dovuto decidere. Non è una questione legata al Covid, ma al pericolo che questi malati avrebbero corso in carcere. Questa circolare era del tutto insufficiente e lo segnalava il 6 maggio anche il presidente dell’associazione medici penitenziari che ha scritto un documento in cui dichiara che il carcere è patogeno, sottolinea l’insalubrità delle condizioni già normali a causa del sovraffollamento e l’assenza di strutture sanitarie adeguate. Inoltre aggiunge molte altre malattie a quelle indicate nella circolare e conclude scrivendo che “La circolare inviata dal DAP in data 21 Marzo 2020 non corrisponde concretamente alle reali esigenze e risulta poco esplicativa. Vengono tralasciati importanti quadri patologici che invece individuano in termini assoluti la valutazione di incompatibilità con lo stato di carcerazione”. A riprova che il Dap non adotta mai misure a favore dei detenuti e quando ogni tanto i magistrati di sorveglianza sono pro reo saltano teste, si solleva un polverone, cascano poltrone, ecco che arrivano a capo del Dipartimento due procuratori. Quindi il detenuto si ritrova dentro a seguito di un’indagine di un procuratore e poi a seguire l’esecuzione della sua pena c’è sempre una persona formata per buttare in carcere e certo non per far uscire. Il documento del medico è molto condivisibile, peccato che è scritto da uno che non fa più quel lavoro e quindi si espone poco. Mentre svolgono il loro lavoro la verità non la dicono mai.

La sanità penitenziaria dal carcere alle Asl. Tutto cambia perché nulla
cambi

Quando il medico scrivente questa denuncia era presidente dell’associazione dei medici penitenziari si era prima del 2008, anno in cui la sanità penitenziaria è passata dal Ministero di Giustizia (all’epoca Grazia e Giustizia) alle Asl. Noi all’epoca da detenute sostenevamo questo passaggio perché pensavamo che rispetto ad un medico dipendente dalle tasche dal Ministero della Giustizia e quindi formato non certo a tutela delle persone detenute fosse meglio avere a che fare con personale medico “civile” più autonomo. Purtroppo le aspettative sono presto crollate perché ovviamente incide molto l’istituzione per cui lavori. Per cui se il carcere fa pressioni perché sei troppo attento alla salute dei detenuti, se sei immerso in un ambiente di lavoro in cui senti dire le cose peggiori sul conto dei detenuti, non puoi che esserne influenzato anche come medico. Ed ecco, ad esempio, cosa c’è dietro le morti “improvvise” in carcere. Quando un detenuto sta male e chiama la guardia, la guardia arriva e cerca di capire se lo sta fregando, poi va a chiamare l’infermiere che a sua volta cerca di capire se lo sta fregando… Se poi superi questo test di verità finalmente chiamano il medico, sempre se nel frattempo non è successo il peggio. E
immaginiamoci quanto possono dilatarsi i tempi se il malore avviene di notte… Prima del 2008 la tachipirina era la panacea per ogni male del detenuto e ha continuato ad esserlo anche dopo. Così in caso di pestaggio di un detenuto sia prima che dopo il 2008 mancano referti del personale sanitario sulle cause dei lividi e delle ossa rotte, nei casi migliori. Il direttore sanitario del carcere è presente anche durante i consigli di disciplina e spetta a lui dichiarare l’idoneità all’isolamento. Vi ricordate il trasferimento dal carcere di Modena a Bologna e San Gimignano di alcuni detenuti dopo un primo tampone negativo per poi scoprire col secondo che erano positivi e che quindi avevano portato il virus nel nuovo carcere? Possibile che il direttore sanitario non abbia potuto fermarli fino al secondo tampone? Possibile che noi fuori non ci possiamo spostare neanche all’interno del Comune senza un valido motivo e loro spostano da regione a regione in modo così superficiale?Il 17 marzo la Direzione salute e integrazione socio sanitaria della regione Lazio ha diffuso alcune raccomandazioni per prevenire il contagio. Chi ha vissuto la galera sa bene che sono tutte prescrizioni impossibili da attuare in carcere, dove ad esempio non esistono posti in cui poter essere isolato con bagno privato. Bisognerebbe avere una mascherina, non quell’assorbente che hanno dato alle persone detenute. Per non parlare dei rapporti con le guardie e con il personale che entra ed esce… Un distanziamento sociale all’interno delle carceri non è possibile realizzarlo e mi domando come fa il personale sanitario a ignorarlo. Le guardie, che lo sanno bene, più volte hanno sobillato i detenuti incitandoli a farsi sentire per poi mazzolarli, perché non hanno neanche il coraggio di fare delle proteste serie per rivendicare il loro diritto alla salute e mandano avanti i detenuti, quando questi già non si incazzano da soli.Proprio ieri è morto un altro detenuto a Bologna per Covid19. A riprova che la curva dei contagi che fuori scende, dentro non sembra affatto scendere. In una lettera (perché noi crediamo alle persone detenute che scrivono più che ai freddi numeri di Garante e compagnia bella) un detenuto nel carcere di Bologna parla di 4 intere sezioni in quarantena. Ci sono 52 persone in ogni sezione… Perché il personale sanitario non si assume l’onere (e direi anche l’onore, se seguissero l’etica) di riferire loro i numeri delle persone che stanno male? Mi è venuto anche un dubbio. Come sappiamo, gli studi e le conclusioni sul Covid sono spesso contraddittorie. C’è chi dice che è molto letale, c’è chi dice che lo è solo per chi ha serie patologie pregresse o età avanzata… Fermo restando il rispetto dell’enorme preventive, non è che il personale sanitario in carcere magari pensa che questo Covid non sia poi così letale, per cui non ritengono importante doversi spendere per la salute dei detenuti? Magari pensano che tutto sommato non succederà niente. Non credo, penso che la realtà sia ben altra, la realtà è quella che i detenuti hanno provato a raccontare con le loro proteste che sono state sedate con il sangue (e nessuna poltrona è saltata per questo) e con le loro agghiaccianti testimonianze. Penso che ci sono dei momenti nella vita in cui di fronte a gravissime ed evidenti ingiustizie se si resta innocenti guardando dall’altra parte, si commette un delitto gravissimo. Spero che ogni singolo individuo riprenda una propria etica e dignità e faccia quello che è giusto per tutti non pensando solo al proprio portafoglio.