Una lettera da Poggioreale

Cara mamma, voglio dirti che sto bene, sai che sono forte, ma la preoccupazione è tanta. Ci siamo resi conto che purtroppo nessuno se ne frega di noi. Ci rendiamo conto che lo stato non ci tutela come vuole far credere. La legge non è uguale per tutti. Se stiamo qui, è per pagare di quello che abbiamo fatto, e non per pagare con la stessa vita. I miei ventun’anni li sto passando nell’inferno, non veniamo ascoltati da nessuno. Qui stanno facendo la battitura tre volte al giorno, quattro padiglioni: Milano, Livorno, Salerno e Napoli. E mi rendo conto che tutti noi abbiamo paura, c’è tensione, e il giorno dopo non sai se ti risvegli. Ho paura. Siamo chiusi ognuno nelle proprie stanze, e per una punizione, non per protezione; le nostre proteste vengono viste soltanto come violenza. Non veniamo ascoltati, ma ricaviamo soltanto trasferimenti e maltrattamento psicologico, e ulteriori restrizioni. Ti confesso che in questa stanza di pochi metri quadri, ho paura ad avvicinarmi al mio amico di stanza, ma purtroppo non posso evitarlo.

Non voglio metterti ansia, ma ho capito che vogliono farci morire in questa fogna.

Quando sei giovane sei incosciente di quello che fai, ma adesso mi rendo conto che noi siamo solo giudicati dalla magistratura, e non aiutati.

Ti lascio con tutto l’amore che un figlio prova.

Un forte abbraccio.

Il tuo caro figlio.