Napoli: proteste a Secondigliano

Da parenti e amici dei detenuti a Poggioreale, Pozzuoli e Secondigliano

Dopo la tragica notizia appresa stamattina, ovvero che un detenuto del Carcere di #SantaMariaCapuaVetere è risultato positivo al #COVID-19, oggi è stata diffusa la notizia di due trasferimenti per ricovero, avvenuti in nottata, dal carcere di #Secondigliano, motivati dal riscontro di sintomi da Covid-19 e dalla necessità di effettuare un tampone per accertare il contagio. Alcuni giornali hanno diffuso come certa la notizia della positività dei due detenuti.

La notizia ha scatenato #battiture interne durate tutto il pomeriggio, mentre sono giunte notizie di sezioni dalle quali i detenuti hanno scacciato la polizia penitenziaria. Nel tardo pomeriggio, parenti e solidali si sono recati fuori al carcere, in appresione per la situazione.

Al momento, nel carcere di Secondigliano risulterebbe la notizia di un detenuto del reparto Ligure da 48ore in isolamento sanitario e che oggi non aveva febbre, mentre il suo compagno di cella è in isolamento nella cella stessa.

La situazione nelle carceri napoletane è esplosiva, sono settimane che chiediamo di ascoltare le voci dei parenti e dei detenuti: 8 persone (a volte anche più) in una cella dove è impossibile rispettare qualsiasi minima norma igienica, servizi sanitari carenti o inesistenti, un’emergenza che si aggiunge all’emergenza costante delle carceri dove sanità inesistente e sovraffollamento sono ormai da anni causa di una situazione insostenibile per le persone detenute. Le carceri in Campania – e non solo – rischiano di trasformarsi in focolai epidemici e di mettere a rischio la vita delle persone che vi son detenute. Richieste di misure urgenti per fronteggiare questo rischio sono state avanzate innumerevoli volte da parenti e detenuti, dai gruppi di solidali, da associazioni di tutela e anche da avvocati e giuristi, richieste costantemente e colpevolmente lasciate inascoltate dal governo, mentre misure sempre più restrittive e rigide vengono imposte sulla socialità, i colloqui, la spedizione dei pacchi da un’amministrazione penitenziaria che centellina qualsiasi informazione su ciò che accade dentro. I colloqui a distanza (quelle poche volte che sono possibili) e qualche mascherina non sono certo misure adatte a fronteggiare l’estremo pericolo per la salute dei detenuti e delle detenute in caso di contagio.

Nei prossimi giorni numerose parenti continueranno a sfidare, come oggi, i divieti di uscire se non verranno adottate misure di svuotamento delle carceri a tutela della salute di tutti e tutte.

Quello che chiediamo è #amnistia per tutti/e i/le detenuti/e, continuiamo a far sentire le nostre voci.