Bologna – Lettera di un detenuto sulla rivolta in carcere

Dal sito della rete evasioni

riceviamo e diffondiamo

I detenuti sono stati padroni della Dozza per 29 ore, dalle 13:30 del 9 marzo fino alle 18:30 del 10 marzo.
Il primo giorno delle rivolte, le 200 guardie con caschi, scudi e manganelli non sono riuscite ad entrare perché era stata bloccata l’entrata con i frigoriferi e i tavoli delle celle. Sarebbero riuscite ad entrare solo dal tetto.
C’era chi era pronto alla guerra con le gambe dei tavoli in mano e calzini impregnati d’olio pronti ad essere infuocati. Da fuori si è poi sentito urlare “ritirata!” da parte delle guardie. Era un vero campo di battaglia.
Quando sono stati sentiti i familiari e le persone solidali fuori vicino alla fermata dell’autobus di fronte al carcere, c’è chi è salito sul tetto e ha acceso una torcia per lanciare un saluto.
Alle 18:30 del 10 marzo la rivolta è finita. La rivolta si è conclusa, per volontà dei detenuti, per poter tutelare la salute dei detenuti più anziani e più vulnerabili.
I detenuti della sezione giudiziaria sono poi stati rinchiusi nelle proprie celle, senza luce, senza tv, con l’acqua alta 5cm. Tutte le celle e tutta la sezione sono rimaste al buio.
Il 1° e il 2° piano sono stati devastati.
Era stato distrutto tutto, porte, cancelli, tavoli, armadi. Erano state bloccate le scale. Erano stati bruciati gli uffici degli ispettori, le infermerie, la sala del dentista, tutto.

Bologna, 10 marzo

Nota: al 31 marzo sappiamo che i detenuti della sezione giudiziaria, la sezione coinvolta nella rivolta, vengono tenuti rinchiusi nelle proprie celle 24h senza neanche l’ora d’aria.
Per sentire i propri cari hanno solamente 10 minuti di telefonata a settimana.
La corrispondenza ancora funziona ma è molto lenta.