Un’altra lettera dal carcere di Chieti

ALMENO LIBERI DI VIVERE
Questo è un urlo straziato che viene dal profondo delle nostre anime. In questo tempo di pandemia tutti voi state provando la privazione: tutti i diritti vengono meno e bisogna solo adempiere a doveri così rigidi che forse, anche se in piccole dosi, ora anche voi state assaggiando cosa vuol dire essere prigioniero.

Questo “nuovo decreto svuota carceri” tutto è tranne che nuovo: esiste già uno strumento legislativo chiamato sfolla carceri ed è “la 199”, che  tutto ha fatto tranne che sfollarle. Altro che indulto mascherato, tanto che il numero di detenuti si aggira attorno alla cifra di 60000 unità. Questo nuovo testo non ha apportato nessuno cambiamento, a parte che lì fuori ha dato una sensazione di aver fatto qualcosa per “quei criminali che hanno distrutto le prigioni” e non è neanche vero!
 Dicono che usciranno tremila persone, altra menzogna, nessuno esce subito perché bisogna fare delle istanze che poi richiedono tempo per la valutazione e resta tutto a discrezione del magistrato, e se non lo sapete, i tribunali sono intasati e con i paletti che hanno messo non uscirà proprio nessuno. Forse, di tremila ne usciranno mille, perché il resto o non ha accesso al beneficio o non a un domicilio. Gli unici che davvero stanno facendo qualcosa per rendere più dignitosa e meno pericolosa la detenzione, sono i magistrati e i direttori degli istituti e la polizia penitenziaria, ecco la nuda e cruda verità, non vogliamo morire qui dentro.
Immaginate per un attimo di trovarvi dentro un carcere e che dall’oggi al domani vi venga detto che vengono cancellate tutte le attività e che non vedrete i vostri parenti più cari, fino a data da destinarsi, tutto questo viene detto mentre tutti i telegiornali mondiali parlano di una pandemia che come apice ha un alta mortalità per le persone anziane e che non esiste attualmente un rimedio efficace a contrastare questa apocalisse.
Immagino che dentro di voi nasca un senso di terrore che non augurereste neanche al peggior nemico, allora se noi per voi siamo sempre stati quegli unici nemici, quella gente da tenere lontano, da emarginare, da far marcire in galera, per una volta prendeteci per mano e salvateci, fidatevi di noi, che da questa paradossale unione, nascerà un Italia nuova grazie all’amore e alla condivisione.
In questo stato di quarantena obbligatoria siamo costretti a vivere in posti fatiscenti, stretti come sardine dentro delle celle che sembrano solo a guardarle dei contenitori batteriologici pronti ad esplodere. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, il massimo a disposizione delle infermerie delle carceri è la tachipirina, già in molti carceri si sono presentati casi di Covid 19, sono morti due agenti di polizia penitenziaria. Detto ciò, noi qui dentro non abbiamo scelta come voi lì fuori, qui tutti i giorni continuano ad entrare ed uscire agenti, persone appena arrestate, dottori, funzionari, direttori, rischiando ogni giorno di portare in tutte le carceri italiane il virus, e condannando a morte la maggior parte della popolazione detenuta, proprio perché molti dei quali già hanno patologie pregresse o sono avanti con l’età, ma  anche i più giovani perirebbero soltanto per l’inefficienza di un sistema al collasso.
Gli stessi agenti penitenziari sono al limite, le carceri sono sovraffollate al massimo, ci sono oltre ventimila detenuti in più di quanti ce ne dovrebbero essere per stare in condizioni umane e per garantire che tutti possano avere un assistenza sanitaria, soprattutto in questo periodo di emergenza.
Vorremmo esser con voi lì fuori e aver la scelta di restar chiusi dentro casa e non far entrar nessuno fino a quando questo periodo finirà. Poi potremmo tornare a scontare la nostra condanna in carcere nessuno di noi vuole sconti ma vogliamo solo salvarci la vita, vi prego non condannateci a morte. Vorremmo avere la possibilità di esser affianco ai nostri parenti, figli, mogli, padri, madri, nonni, nonne, anche perché per la gravità della situazione potremmo non vederli più.
Il governo deve fare qualcosa di più e solo la vostra voce lì fuori può salvarci la vita.

Decore Mauro Armuzzi