Protesta a Roma davanti al DAP

Martedì 31 marzo a Roma davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Una manciata di persone, la voce di decine di migliaia.


Al ministro della giustizia bonafede
Al capo del DAP basentini

Abbiamo scelto di essere qua fuori in pochi per evitare assemblamenti, ma siamo la voce di decine di migliaia di detenuti e di tutti i loro cari.

Preferiremmo rimanere a casa, non mettere a rischio la nostra salute uscendo, ma le ingiustizie che stiamo vivendo ci obbligano a farlo.

Tre settimane fa, i detenuti di 26 istituiti penitenziari di tutta Italia hanno dato vita a delle rivolte per farsi ascoltare. Senza neanche prendere in considerazione le loro ragioni, lì avete massacrati di botte e trasferiti per poi apostrofarli come barbari, violenti.
Quanto meno quegli episodi vi costrinsero a parlarne in Parlamento.

Dopo quel nove marzo in Italia, proteste e rivolte sono avvenute in tutto il mondo, ed in gran parte del mondo, dall’Iran al nord america, hanno firmato decreti d’urgenza per scarcerare migliaia di detenuti per affrontare l’emergenza del coronavirus in carceri meno affollate.

In modo assolutamente contrario a ciò che accade altrove, avete firmato decreti che rendono ancora più lenta la possibilità di accedere alle misure alternative rispetto a prima. Per assurdo avete introdotto l’obbligo del braccialetto elettronico, strumento che non avete a disposizione e che promettete vi consegneranno nei prossimi giorni, quando il il contagio cambia le condizioni di questo paese di ora in ora.

Dai magistrati di sorveglianza al CSM, dai sindacati della polizia penitenziaria fino alle camere penali, stanno uscendo esattamente le stesse richieste dei detenuti: è necessario fare tornare d’urgenza le carceri alla loro capienza massima, è necessario firmare decreti d’urgenza che permettano a quindicimila detenuti e detenute di uscire immediatamente senza ingolfare ulteriormente i tribunali di sorveglianza.

La vostra incompetenza ed ottusità hanno creato le condizioni che hanno portato alla morte di quattordici persone detenute. Non c’è più tempo, se vi svegliate potreste capire che il paese è in uno stato d’emergenza mai vissuto prima d’oggi, non è tempo di manovre da campagna elettorale per mantenersi buono il proprio elettorato, non c’è tempo per verificare la bontà delle promesse che state facendo, ora è tempo di agire, domani sarà tardi.

Oggi in gran parte delle carceri italiane ci sono forme di protesta pacifiche, sciopero della fame, del carrello, rifiuto di rientrare in cella, ci sono numerosi casi positivi al virus tra secondini e personale medico, tuttavia sembrate essere completamente sordi.

State aspettando le prossime rivolte per poter parlare ancora di violenti?

Esigiamo dignità e rispetto, amnistia ora!